Un giorno viene Francesco Guccini e mi dice: "Guidino, voglio farti conoscere un ragazzo di Modena. Disegna benino ma è matto, matto come un cavallo. Oddio, si chiamerebbe Franco Bonvicini ma lui dice di essere 'Il Bonvi'". Allora io, che sono uno che da Crazy Horse in poi i cavalli matti mi sono sempre andati a genio, gli dico subito che sì, mi piacerebbe proprio conoscerlo. Così arriva il Bonvi, giovane, bello, biondo con gli occhi azzurri, ma così azzurri da far senso, che mi dice: "A me interessano le culture idroponiche, sono il futuro del genere umano, ooh... ma cos'ha capito? Non le normali culture idroponiche sulla terra, no, no, quelle su Marte, sa con tutti quei canali". D'accordo che mi dava del lei, ma l'impressione era che mi prendesse proprio per il culo, così un attimo dopo salto sulla scrivania e gli faccio l'imitazione di Jerry Lewis ne Il nipote picchiatello. Bonvi rimane lì a guardarmi con quei suoi occhi azzurri, poi gli prende un colpo da ridere che per poco non lo spacca in due; in più gli va anche di traverso il whisky che stava bevendo. Quando riprende fiato, gorgoglia che lui da quel posto non se ne va neanche se lo ammazzano e mi chiede quanto voglio al mese per farlo lavorare lì da me.
Incomincia così un'amicizia, ma proprio una grande amicizia, ragazzi, che dura trent'anni, finchè l'altra sera una maledetta macchina francese si porta via per sempre il mio caro, sgangherato, dolcissimo amico Bonvi.
Si, era matto come un cavallo, e allora?
Guido de Maria
Una volta Bonvi si fermò a dormire a casa mia. Facemmo tardi a parlare e all'ora di andare a letto gli chiesi a quando volesse essere svegliato. Mi rispose di chiamarlo molto presto, perchè doveva prendere il treno. E, aggiunse, che stessi bene attento a chiamarlo a distanza di sicurezza, perchè nel dormiveglia aveva l'abitudine di bestemmiare e tirare pugni contro chi lo svegliasse.
La mattina dopo entrai in camera sua e per svegliarlo feci tintinnare il cucchiaino contro la tazzina di caffè che avevo portato. Bonvi fece un ampio sorriso beato con gli occhi ancora chiusi ed esclamò: "Che bello! Fa tin tin!".
Perchè vi racconto questo, invece di uno dei tanti episodi pittoreschi che costellavano le sue giornate? Vedete, Bonvi era una persona gentile, che si vergognava di esserlo. Solo in momenti in cui aveva la guardia abbassata si poteva capirlo. E vergognarsi della propria gentilezza è in definitiva la forma estrema di pudore.
Ferruccio Alessandri
Se n'è andato lo zio più matto e più saggio. Ci ha insegnato che non esiste parola più oscena si "sissignore" e le uniche vere bestemmie sono quelle contro l'intelligenza. E se di là c'è davvero un Sommo Essere Onnipotente, farebbe meglio a preoccuparsi: si è preso in casa un gran rompicoglioni. Ma non disperiamo: forse prima o poi Bonvi si stufa, tira due Madonne e torna indietro.
Un abbraccio
Lia Celi e Roberto Grassilli
Caso strano che nello stesso spazio di tempo in cui Bonvi moriva io stessi leggendo di lui nel catalogo della biennale di Tolentino... coincidenze che si conficcano nella mente e non ti lasciano... coincidenze... come l'auto che t'investe proprio in quel punto e in quell'istante in cui sei... cinque secondi prima, cinque secondi dopo, e non staremmo qui a piangere una perdita nè a ricordare di averla attraversata la strada!
Ciaci el Kinder
Messaggio per un grande che ci ha lasciato: quando le tue Sturmtruppen sono venute fuori io non ero più di un soldo di cacio. Eppure me ne sono innamorato subito e le ho seguite anche quando hanno avuto una rivista tutta per loro: non ne ho perso un numero. Adesso un incidente stradale ti ha portato via. E io non riuscirò più a rileggerle con lo stesso stato d'animo. Ciao Bonvi, il fumetto italiano è più povero senza di te. Lillo (Milano)
Volevo recitare una rima che ho trovato su una vignetta di Sturmtruppen: "Crepa la quaglia, crepa il cammello, crepa la iena e il pipistrello, crepa la gente piena di guai, ma i rompiballe non crepano mai". Addio Bonvicini, io ti volevo bene. Simona (Bergamo)
Volevo lasciare un minuto di silenzio in memoria di un mito, di Bonvi. Matteo (Trieste)
Adesso mi trovo a Amburgo. Stamattina alle cinque ho sentito che purtroppo è morto Bonvi. Maniera più stupida di morire non si poteva trovare. Eh, va be'. Qualcuno lassù, l'ha voluto troppo presto, peggio per lui. Ciao, Bonvi. Fabio
Ragazzi, un brindisi al grande Bonvi, un brindisi tutti insieme, un brindisi a un grande amico che ci ha fatto sognare. Anonimo
Potremmo vivere in un mondo migliore, quasi di sogno, se solo volessimo. Ma non lo vogliamo. Buon riposo, Bonvi. Anonimo